Dalla raccolta, di prossima pubblicazio, Il fondo della voce.
La nebbia
È una condensa d’opacità e di voci
la nebbia; madore di gelo
disseminato sui tronchi e sugli altari
dei campi, sulle zolle e le stoppie
che abbandona la trebbia
come volti negli occhi.
Perché esala da loro prima di scendere
sulle rogge, distanza che non vuole scorrere,
passato che offusca la nostalgia
come vacuità sulle mattine.
Acquerugiola di memorie, ristagno d’invisibile
che i bordi della pietra leviga, e dei cuori,
dissolto carcere d’aria tra i veli dei rami
che appanna i risvegli e i bicchieri,
che in un vapore di sentieri
addensa il bisogno di nascere.


FOTO DI ROBERTO VALENTINI licenza CC BY-NC-SA 3.0 IT